Scadenza cosmetici: la normativa, il PAO e il batch code

PAO 12 mesi

Come faccio a sapere se la mia crema viso è scaduta? Perché alcuni cosmetici hanno una data di scadenza ed altri no? Cosa è il Pao e per quanto tempo sino al giorno dell’acquisto, il mio rossetto è rimasto nei cassetti della profumeria? Sono solo alcune delle domande che come consumatori ci poniamo riguardo alla scadenza dei cosmetici. Vediamo cosa dice la legge e parliamo di uno strumento sul web che ci può far scoprire la data di produzione dei prodotti.

Cosa dice la legislazione

In Europa quando si parla di cosmetici si fa riferimento al Regolamento europeo 1223/2009. Questo regolamento che è entrato in vigore l’11 luglio del 2013 riguarda tutti i cosmetici immessi nel mercato dell’Unione Europea. Il regolamento parla di scadenza dei prodotti all’articolo 19, nella parte dedicata all’etichettatura dei cosmetici. In pratica dice che suoi cosmetici deve essere indicata “la data fino alla quale il prodotto cosmetico, stoccato in condizioni adeguate, continuerà a svolgere la sua funzione iniziale”. L’articolo fa però una distinzione tra prodotti con durata inferiore ai 30 mesi e quelli con una durata minima superiore ai 30 mesi.

Etichetta che riporta la data di scadenza
Etichetta che riporta la data di scadenza

Prodotti che scadono a una certa data

Per i prodotti con durata inferiore ai 30 mesi la questione scadenza è di facile soluzione. La norma prevede che deve essere indicata una data di scadenza con giorno mese ed anno oppure mese ed anno. Dopo di che sono da buttare.

Prodotti con il PAO

Diverso il discorso per i prodotti con “durata minima superiore ai 30 mesi”. Questa definizione fa porre non poche domande. In pratica ci sono prodotti che correttamente conservati e sigillati hanno una durata superiore ai 30 mesi. Sono, quindi, prodotti che potrebbero durare, a partire dal giorno in cui sono stati prodotti, 32 mesi, 3 anni o addirittura 7 anni. Ma quanto di preciso al consumatore non è dato sapere. Quel che è certo è che questi prodotti cominciano a deteriorarsi solo dal momento della loro apertura. È per questo motivo che la legge prevede l’inserimento del PAO ovvero l’indicazione del “Period After Opening”, cioè il periodo dopo l’apertura.

Il simbolo del PAO
Il simbolo del PAO

Il PAO è riconoscibile da un apposito simbolo che possiamo facilmente individuare sui nostri prodotti di cosmesi. Si tratta dell’immagine di un barattolo aperto, con all’interno dei numeri seguiti dalla lettera M (mesi). I numeri indicano, in pratica, i mesi di durata del prodotto dopo la sua apertura. Ad esempio, se il PAO indica 12M, si potrà utilizzare il cosmetico per dodici mesi dal momento in cui si è aperta la confezione, senza che questo produca effetti nocivi per il consumatore. È bene però sottolineare che il deterioramento parte da quando il prodotto “correttamente conservato” viene aperto, quindi esposto a microbi, batteri e quant’altro.

Le cattive pratiche viste in profumeria

Va infatti affrontata la problematica della conservazione dei prodotti. La domanda che mi pongo è la seguente: posso essere certa che l’ombretto appena comprato sia stato aperto solo da me e che quindi il PAO parta effettivamente dal momento in cui io apro la scatolina? Ebbene, in tutti quei casi in cui la confezione non è sigillata, la risposta è no. Infatti, in più di una occasione mi sono ritrovata difronte ad incaute commesse che aprono le confezioni dei prodotti destinati alla vendita per verificare i colori o per farne sentire il profumo. Di una crema, di cui non era disponibile il tester,  ho additrittura visto aprire il vasetto destinato alla vendita e avvicinarlo al naso del cliente di turno. Da quel momento il prodotto comincia a deteriorarsi e se il cliente a cui è stato mostrato non lo acquista, andrà al successivo compratore, ignaro dell’accaduto e convinto di acquistare un prodotto igienicamente a posto. A conferma di ciò riporto un episodio di qualche giorno fa. Ho riportato indietro un prodotto che avevo aperto togliendo la bustina sigillante. La commessa mi aveva dato un prodotto sbagliato e, spiegato l’accaduto, l’addetta di turno lo ha ripreso indietro. Ma, invece di metterlo tra i tester, come mi sarei aspettata, ha candidamente ammesso che lo avrebbero rivenduto, nonostante avessi sottolineato più volte che lo avevo aperto …. con buona pace del PAO.
In realtà non sono solo i venditori ad essere, a volte, incauti. Soprattutto nei grandi magazzini, dove il controllo degli addetti alle vendite non può esser quello del piccolo negozio, sono i clienti stessi a compromettere il PAO, annusando e aprendo a proprio piacimento i prodotti, andando così a loro stesso discapito.

Cosa fare

Ed allora che fare? Nel caso di prodotti in cui la scadenza è indicata la questione della scadenza è di facile soluzione. Il giorno indicato il prodotto va buttato. Per quanto riguarda, invece, gli articoli con PAO,  alcuni piccoli accorgimenti potrebbero aiutare. Ad esempio, segnare la data di apertura del prodotto, magari incollandola con delle etichette; oppure acquistare, laddove possibile, solo confezioni sigillate; prestare attenzione nel conservare i cosmetici non sottoponendoli ad esempio a sbalzi di calore o lasciando le confezioni aperte; infine buttare il prodotto se a prescindere da PAO o date di scadenza, la sua consistenza, il colore o l’odore sono cambiati. I rischi che si corrono utilizzando un prodotto scaduto o alterato sono tanti: allergie gonfiori arrossamenti.

Batch code
Un esempio di batch code

Un aiuto viene dal “batch code”

Se poi proprio non ricordiamo la data di apertura di un prodotto o abbiamo dei dubbi, consiglio uno strumento che può risultare d’aiuto. Si tratta di un calcolatore di data di produzione dei prodotti. In rete ho trovato due siti Check cosmetic e CheckFresh  in grado di calcolare la data di produzione di un prodotto analizzando il suo batch code. Per legge infatti (art. 19 su citato) i cosmetici devono riportare il numero del lotto di fabbricazione, il batch code appunto. Questo numero deve essere indicato sia sull’imballaggio esterno che su quello “primario”. Per ogni marca il batch code varia. Ma per ogni codice, usando un algoritmo, questi siti riescono a calcolare la data di produzione del prodotto.

Poiché spesso mi sono chiesta da quanto un prodotto acquistato potesse essere sugli scaffali della profumeria, ho passato un intero pomeriggio a verificare i codici dei miei cosmetici. Nonostante lo stesso sito avverta che l’algoritmo utilizzato potrebbe non essere sempre preciso, l’affidabilità del calcolo mi è sembrata confermata dal fatto, per esempio, che per alcuni prodotti maquillage in edizione limitata, la data di produzione risultava corrispondere a quella della immissione sul mercato. Ebbene il risultato è stato il seguente: ho scoperto di avere un rossetto acquistato da pochi mesi, prodotto però 5 anni prima e di aver conservato una cipria per ben 6 anni. Provate e potrete avere anche voi delle sorprese.

MCVERI

Giornalista, blogger e video editor. Dopo aver vissuto in Italia e Germania, da qualche anno si è trasferita in Svizzera, a Ginevra. Nel 2015 fonda LipstickPost dove scrive di bellezza, viaggi, alimentazione e lifestyle.

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